I nomi del passato
Parole da ascoltare
I nomi del passato …
Che nome avrà la nostra epoca? La nostra arte raggiungerà il futuro?
La Storia ci insegna che il nostro passato, sotto il profilo artistico, ha diversi nomi.
Umanesimo, ad esempio, Rinascimento, e, ancora, Illuminismo, Romanticismo. Oh, il Verismo e il Decadentismo! Ne avessimo di simile decadenza, oggi. E poi, e poi … dal Futurismo fino al Razionalismo, al Neorealismo, al Postmodernismo … e ora?
Ora viviamo l’epoca degli articoli di giornale che devono essere dotati di poche, banali parole, altrimenti non vengono letti ed essere letti conta più di quel che si scrive; l’epoca di libri poveri di contenuti e di sintassi, altrimenti non vengono distribuiti; l’epoca in cui tutto va di moda, ma senza classe, senza moda; l’epoca in cui una lingua nobile come l’italiano si arricchisce di neologismi cacofonici e di storpiature esterofile; l’epoca in cui ha più seguaci una ragazzetta infarcita di motti sull’ambiente che gli scienziati che quell’ambiente studiano da anni; l’epoca in cui la tradizione è “peccato” e l’anticonformismo, assolutistico e intollerante, viene imposto come unica realtà esistente. Siamo nell’epoca in cui la prevaricazione viene chiamata libertà e la libertà, quella vera, viene chiusa in un ospizio, vecchia e inutile, fors’anche pericolosa. Oggi si condannano le dittature, ma con fare rigorosamente dittatoriale.
Siamo nell’epoca delle chiacchiere vane e della bruttura imperante, della maleducazione, della violenza, della barbarie, della roccia al posto del cuore, dell’assuefazione alla disonestà, all’ingiustizia, al disonore; l’epoca della cultura cancellata e riscritta male, dell’indottrinamento attraverso giornali e televisione, cinema e teatro, scuola e università; l’epoca del “fake” come terapia contro ogni idea contraria alla propria, e del “selfie” come medicina per l’ego a brandelli che ci portiamo dietro, investito da tir di ignoranza, di pochezza, di superficialità.
Il fine educativo e migliorativo della cultura è agonizzante; si è perso il senso dell’imparare, perché non si portano più gli uomini alla conoscenza, ma è la conoscenza che, scuoiata viva al fine di toglierle di dosso ogni complessità ed ogni parvenza di verità, viene gettata in pasto agli uomini dall’alto di una collina di rifiuti. E gli uomini mangiano di gusto perché quella cultura scarnificata, quella cultura banalizzata è l’unica cosa che conoscono, è l’unica cosa che vogliono.
Sì, mi chiedo come definiranno i posteri la nostra epoca.
Declino? Involuzione? Pauperismo?
Magari saranno peggio di noi e la chiameranno Splendore, Eccellenza, Beltà.
Ma, prima o poi, gli uomini pensanti torneranno ad abitare la Terra e non ci faremo una bella figura. No, no. Niente affatto bella.
© di Raffaella Bonsignori
[12.10.2023 - Tutela certificata – S.I.A.E.]
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