Raffaella Bonsignori

Un marito - Raffaella Bonsignori

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Un marito

Parole da ascoltare
Questa poesia nasce dalla conversazione con una donna che ha subito abusi in famiglia. L'ho scritta perché credo sia giusto che si sappia cosa accade, a volte, nell'ambito di rapporti che, esternamente, sembrano perfetti. E la dedico a Marie-France Hirigoyen, una psicanalista junghiana che mi ha aiutata a capire molte cose su questo scottante argomento attraverso un suo magnifico libro, Molestie Morali, che consiglio a tutti di leggere.
Ci tengo a dire, però, che focalizzare l'attenzione sul maschio violento, sensibilizzare le donne sui segnali per riconoscerlo, non deve mai essere una condanna nei confronti di tutti gli uomini, non deve diventare una cesura sociale, una discriminazione di genere.
Cerchiamo di riflettere sul sistema valoriale dei nostri tempi e cambiamolo, senza mai fare di tutta un'erba un fascio.

Nuvole di pioggia pendono dal cielo nero.
Un tuono lontano echeggia danzando sui vetri, che tremano come ali in un vento di morte, come parole chiuse in gola che escono contorte, affannate, nude, luride, disperate; come petali di fiori sfioriti nel gelo dell’inverno, come sussurri, lamenti, come un angolo di inferno, come un brivido intenso, una perpetua fiamma nera che sparge una violenza senza senso.
E lo chiami amore?
Ferire, umiliare, denigrare, violentare.
Il tuo amore è un vento che si è abbattuto sulla mia vita in un soffio letale, in un tornado di parole bugiarde, cattive, codarde, in una tempesta di apparenze balorde.
Noi due. La vita davanti agli altri e quella nell’inferno della nostra casa, dei giorni da dimenticare, delle ferite da curare, dei segreti da mantenere.
Assurdi lamenti, prigioni dell’anima, carezze fuggevoli e malevoli incontri; demoni del passato in un presente sbranato, morso, straziato, affogato nel sangue che
scende,
scende,
scende,
un fiume in piena di morte e oblio, che bagna l’infame deserto di un’anima senza Dio.
Moglie, madre, donna.
Il mio silenzio, la tua brutalità; il mio silenzio, la tua crudeltà; il mio silenzio …
Le acque di quel fiume, rosso di debolezza e di dolore, increspate dalla pioggia corrono verso il mare: una sconfinata distesa di stenti e tormenti, di parole ingoiate, mute, disperate, tra vortici e tumulti, gorgoglii singhiozzanti, che si stendono sulla terra infertile delle vane speranze e, lì, avvelenano i frutti dei giorni futuri, denigrati, odiati, indesiderati, privi di luce e di emozioni, solitari come leoni, come fieri animali abbattuti da un colpo di fucile, come giorni perduti intorno a pensieri che non osi dire, idee che non vuoi pronunciare, presenze che non sanno essere, non sanno volere, non sanno fare, pregne delle azioni malvage di un uomo maledetto, insensibile e volgare.
L’aria raggela.
La nebbia fascia i muri grigi della città. Restano solo i miei difetti, i miei peccati, le mie colpe.
Le colpe di una donna. Tutte le colpe che non ha.
Sei là fuori, ormai. Tornerai a tarda notte.
Ti bagni nell’aria assassina che ti circonda.
Sei un’ombra.
Un’ombra indistinta tra le ombre di quelli come te, che vagano alla ricerca di motivi inesistenti per quello che fanno, di false scusanti, delle ragioni che non hanno; e corrompono il cuore, sollecitano il dolore, guadagnano vite vuote dove il niente si finge amore.
Piovete sul mondo come gocce di fango e di sterco, di umori decomposti, di assenza di vita; gocce di false parole e pensieri inferociti. Piovete come demoni potenti, putride latrine di pensieri di plastica e vetro, inutili e taglienti, inquinanti.
Sì, piovete sul mondo come gocce di cappelli che celano teste senza cervelli; come scrosci violenti e devastanti, come diluvi infiniti, gelidi, soffocanti.
Piovete sulle donne, inondandole di acqua e di sale. Di lacrime.
Nelle lacrime si può annegare.
Ma voi non lo sapete. Smembrate la nostra anima, la divorate, la sputate, la calpestate nei vicoli luridi della vostra esistenza, senza pietà, senza rimpianti, senza decenza. Entrate col sorriso nelle giacche e nelle scarpe, nei nodi sciolti delle vostre cravatte, nell’inelegante forma senza sostanza, con le bocche aperte all’afasia, all’ignoranza; con i vostri ventri affamati di brutalità e gli occhi … gli occhi chiusi ad ogni lume, ad ogni speranza, ad ogni parvenza di umanità.

© di Raffaella Bonsignori
[in La Donna. Un volto, cento anime, 2021, Amazon Publishing]
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